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Ogliastra autentica: storia, tradizioni e la Blue Zone dei centenari

Ogliastra autentica: storia, tradizioni e la Blue Zone dei centenari

di Roberto Demurtas · Host di Villa Pelau · aggiornato il 14 luglio 2026

Perché in Ogliastra si vive più a lungo? Storia millenaria, tradizioni antiche, cucina tradizionale, lingua sarda e Perdasdefogu, il paese dei centenari.

Prima o poi tutti i miei ospiti mi fanno la stessa domanda: è vero che qui si vive fino a cent'anni? È vero. L'Ogliastra è una delle Blue Zone del pianeta — le aree con la più alta concentrazione di centenari al mondo — ma per scoprirne i segreti non basta una tabella di dati: bisogna capire il contesto in cui questa terra si è sviluppata. Questa è la mia introduzione all'Ogliastra, la storia che racconto a chi vuole capire dove è arrivato davvero.

Una terra abitata da cinquemila anni

Le prime tracce di civiltà in Ogliastra risalgono al Neolitico (IV–III millennio a.C.), con insediamenti concentrati attorno alle valli: ne sono testimonianza le domus de janas, le "case delle fate" scavate nella roccia, che ancora oggi si incontrano camminando per il territorio. Con l'Età del Bronzo esplode la civiltà nuragica: l'Ogliastra si copre di una rete capillare di torri difensive e villaggi, i nuraghi a tholos, semplici o complessi — dal Serbissi sull'altopiano di Osini a Scerì tra gli ulivi di Ilbono, li trovate nella mia guida a cosa vedere in Ogliastra.

La terra che Roma non piegò

Nel 238 a.C. i Romani sbarcano in Sardegna, ma l'Ogliastra è un'altra storia: è uno dei territori che resistono più a lungo, senza mai essere romanizzati del tutto. Le popolazioni si rifugiano tra le montagne insieme alle genti dell'attuale Barbagia — nome che deriva proprio dalla Barbaria dei Romani, la terra dei popoli che non si erano sottomessi — e lassù, tra i Tacchi e il Gennargentu, preservano ciò che altrove andava perduto: i culti, i costumi e la lingua.

È per questo che il sardo parlato qui — la variante ogliastrina-barbaricina orientale — è arrivato fino a noi: non un dialetto, ma una lingua riconosciuta, tramandata di generazione in generazione e usata ancora oggi soprattutto in famiglia. Ogni area della Sardegna ha la sua variante, e le differenze si sentono: da questo lato dell'isola il gatto si chiama macittu, sulla costa ovest lo stesso felino è pisittu.

Il cristianesimo? Qui è arrivato "ieri"

C'è un documento straordinario che racconta quanto questa terra sia rimasta fedele a sé stessa. Nel maggio del 594 d.C. — quasi sei secoli dopo Cristo — papa Gregorio Magno scrive a Ospitone, dux Barbaricinorum, il capo delle genti dell'interno: nella lettera il papa lo descrive come l'unico cristiano di un popolo che ancora "adora legni e pietre". Mentre il resto dell'impero era cristiano da secoli, quassù si veneravano ancora gli dèi antichi.

Per convertire le popolazioni ogliastrine e barbaricine servirono sforzo e tempo, e la conversione fu più una stratificazione che una sostituzione: molte feste religiose che oggi portano nomi di santi affondano le radici in culti ben più antichi, legati alla terra, alla pastorizia e all'agricoltura. Le tradizioni e i costumi che vedrete sfilare nelle sagre non nascono con le chiese attorno a cui si celebrano: per trovare le vere radici dell'Ogliastra bisogna scavare molto più a fondo.

Giudicati, pestilenze e dominazioni

Nel Medioevo, dopo l'abbandono dell'isola da parte dei Bizantini, l'Ogliastra diventa un'importante curatoria del Giudicato di Cagliari. Alla sua caduta, nel 1258, passa prima sotto il controllo del Giudicato di Gallura, con la famiglia Visconti, e poi sotto l'influenza della Repubblica di Pisa. Intorno al 1300 una drammatica pestilenza decima i centri abitati: interi villaggi si estinguono e i sopravvissuti si concentrano nei paesi di montagna.

Nel XIV secolo arriva la Corona d'Aragona, che trasforma l'Ogliastra in un feudo: il regime feudale di stampo spagnolo durerà fino all'assorbimento dell'isola nel Regno di Sardegna sotto i Savoia (1720), e da lì all'Unità d'Italia. Secoli di dominazioni che, ancora una volta, hanno sfiorato questa terra senza mai davvero cambiarla.

La Blue Zone: dove il tempo allunga la vita

Ed eccoci alla domanda iniziale. All'inizio degli anni Duemila lo studioso sardo Gianni Pes, insieme al demografo belga Michel Poulain, verifica registri e certificati anagrafici di tutta l'isola e cerchia con una penna blu i comuni più longevi: nasce così, letteralmente, il termine Blue Zone, oggi usato in tutto il mondo. La prima Blue Zone mai identificata è proprio questa: la Sardegna centro-orientale montuosa, e dell'area originaria fanno parte diversi paesi dell'Ogliastra — Villagrande Strisaili, Arzana, Talana, Baunei, Urzulei e Ulassai, a 20 minuti dalla villa.

Il caso più celebre è Perdasdefogu: certificato dal Guinness World Records come il paese con la più alta concentrazione al mondo di centenari viventi in rapporto agli abitanti — nel 2021, 8 centenari su circa 1.740 residenti, uno ogni 222. E sempre qui vive la famiglia più longeva del pianeta: i nove fratelli Melis, che insieme hanno raggiunto 837 anni complessivi.

I ricercatori indicano un intreccio di fattori: l'isolamento che ha preservato la genetica, la dieta essenziale di pane, legumi, formaggi e Cannonau, il movimento quotidiano di una vita pastorale tra i pendii, e una rete familiare e comunitaria che non lascia mai soli i più anziani. Ma chi vive qui vi dirà una cosa più semplice: è il ritmo. L'Ogliastra è una delle zone meno densamente popolate d'Italia, non esistono code né fretta, e la giornata segue ancora il passo delle stagioni.

Dove toccare tutto questo con mano

Non c'è un museo dell'autenticità ogliastrina, ed è giusto così: le testimonianze sono diffuse sul territorio. Le domus de janas e i nuraghi si visitano liberamente o con le guide locali — i più belli sono nella guida a cosa vedere. Gli abiti tradizionali e i sapori si ammirano nelle sagre e nelle feste che animano i borghi da fine primavera all'autunno. I sentieri dei pastori si percorrono ancora oggi: sono quelli della guida al trekking.

E poi c'è il modo più semplice di tutti: vivere qualche giorno al ritmo di questa terra. Villa Pelau è nella campagna di Jerzu, tra i vigneti della valle del Pardu, nel silenzio in cui i centenari dell'Ogliastra hanno passato la vita — con il mare più bello della Sardegna a un quarto d'ora. Se cercate il segreto della Blue Zone, comincia da qui.

Domande frequenti

Cos'è una Blue Zone?+

Le Blue Zone sono le aree del mondo con la più alta concentrazione di centenari, identificate dagli studiosi Gianni Pes e Michel Poulain. La prima in assoluto è stata individuata proprio qui, nella Sardegna centro-orientale: diversi paesi dell'Ogliastra ne fanno parte.

Qual è il paese dei centenari in Sardegna?+

Perdasdefogu, in Ogliastra: detiene il record mondiale certificato dal Guinness per la più alta concentrazione di centenari viventi in rapporto agli abitanti, e la sua famiglia Melis — nove fratelli per 837 anni complessivi — è la famiglia più longeva del mondo.

Che lingua si parla in Ogliastra?+

Tutti parlano italiano in contesti ufficiali, ma la lingua vera è il sardo — riconosciuto per legge come lingua, non dialetto — in quest'area nella sua variante ogliastrina, tramandata di generazione in generazione soprattutto in famiglia.

Dove si possono vedere le tradizioni sarde autentiche?+

Non in un museo: nelle sagre e nelle feste dei paesi, da fine primavera all'autunno, dove sfilano gli abiti tradizionali e si assaggiano i piatti tipici. E nei nuraghi e nelle domus de janas sparsi per tutto il territorio.

Roberto Demurtas

Roberto Demurtas

Host di Villa Pelau

Sono nato e cresciuto in Ogliastra. Con Villa Pelau accolgo chi vuole scoprire questa terra, e in questa guida racconto i posti che frequento da sempre.

Dormi a pochi minuti da qui

Villa Pelau è tra i vigneti di Jerzu, a pochi minuti da qui: giardino recintato, jacuzzi esclusiva e la base perfetta per vivere l'Ogliastra come chi ci abita.

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